"Un sognatore con i piedi per terra"

«Sei un sognatore» è la cosa che più spesso mi son sentito dire nella vita. A volte con occhi ammirati, troppe volte con occhi commiserevoli, ma per fortuna sempre sinceri. Io prendo per buona la definizione di un caro amico secondo cui sono un “Sognatore con i piedi per terra”.

E qui, in poche righe, è proprio dei miei sogni che voglio parlare, quelli che da 28 anni camminano sulle mie gambe.

Il sogno più grande si è insediato in me sin da piccolo, quando con mio fratello guardavamo le imprese di Indiana Jones alla tv. Adrenalina e senso dell’avventura mi hanno spinto, nonostante tutti lo sconsigliassero, a laurearmi in archeologia. Adesso so che l’archeologia della realtà è molto diversa da quella di Holliwood, ma la passione non è mai diminuita e mi sono preso anche qualche bella soddisfazione.

Un grande sogno spesso si accompagna ad altri grandi sogni, e questo secondo è maturato col tempo ed è cresciuto chilometro dopo chilometro: tutto inizia con la mia moto. Una Suzuki Bandit 400 che più che un mezzo è diventata una via di fuga, la mia via di libertà. È con lei che nel 2011 faccio il mio primo vero viaggio: il giro completo della Sicilia, all’inseguimento di tutti e tre i mari che la circondano. Il senso di libertà e di pienezza è stato così forte che da quel momento non ho potuto che assecondarlo. Ed eccomi, l’anno dopo, in Grecia, per un viaggio in solitaria alla scoperta di tutte quelle antiche città che per anni avevo studiato. Un viaggio indimenticabile, il primo in cui ho dovuto imparare ad ascoltarmi, il primo in cui ero accompagnato solo da me stesso, il primo che mi ha veramente insegnato cosa significhi “cavarmela da solo”.

Negli anni seguenti, fra un esame universitario e l’altro, ho viaggiato il più possibile per l’Italia, finché la spinta verso paesaggi del tutto nuovi e finalmente diversi mi ha portato a Dublino. Ero il classico italiano laureato in cerca di fortuna, e la fortuna l’ho trovata davvero. Tra un lavoro e l’altro, nella speranza di trovare una sistemazione, ho capito che l’unica sistemazione di cui ho bisogno e quella che devo ancora trovare. Viaggiare, scoprire, cercare, pensare che ogni luogo possa essere “casa”. E così, nel giro di una notte, mi ritrovo a percorrere i 1800km della Wild Atlantic Way in macchina, l’ennesima prima volta che non fa che anticiparne potenziali infinite.

«Sei un sognatore» è la cosa che più spesso mi son sentito dire nella vita. A volte con occhi ammirati, troppe volte con occhi commiserevoli, ma per fortuna sempre sinceri. Io prendo per buona la definizione di un caro amico secondo cui sono un “Sognatore con i piedi per terra”.

E qui, in poche righe, è proprio dei miei sogni che voglio parlare, quelli che da 28 anni camminano sulle mie gambe.

Il sogno più grande si è insediato in me sin da piccolo, quando con mio fratello guardavamo le imprese di Indiana Jones alla tv. Adrenalina e senso dell’avventura mi hanno spinto, nonostante tutti lo sconsigliassero, a laurearmi in archeologia. Adesso so che l’archeologia della realtà è molto diversa da quella di Holliwood, ma la passione non è mai diminuita e mi sono preso anche qualche bella soddisfazione.

Un grande sogno spesso si accompagna ad altri grandi sogni, e questo secondo è maturato col tempo ed è cresciuto chilometro dopo chilometro: tutto inizia con la mia moto. Una Suzuki Bandit 400 che più che un mezzo è diventata una via di fuga, la mia via di libertà. È con lei che nel 2011 faccio il mio primo vero viaggio: il giro completo della Sicilia, all’inseguimento di tutti e tre i mari che la circondano. Il senso di libertà e di pienezza è stato così forte che da quel momento non ho potuto che assecondarlo. Ed eccomi, l’anno dopo, in Grecia, per un viaggio in solitaria alla scoperta di tutte quelle antiche città che per anni avevo studiato. Un viaggio indimenticabile, il primo in cui ho dovuto imparare ad ascoltarmi, il primo in cui ero accompagnato solo da me stesso, il primo che mi ha veramente insegnato cosa significhi “cavarmela da solo”.

Negli anni seguenti, fra un esame universitario e l’altro, ho viaggiato il più possibile per l’Italia, finché la spinta verso paesaggi del tutto nuovi e finalmente diversi mi ha portato a Dublino. Ero il classico italiano laureato in cerca di fortuna, e la fortuna l’ho trovata davvero. Tra un lavoro e l’altro, nella speranza di trovare una sistemazione, ho capito che l’unica sistemazione di cui ho bisogno e quella che devo ancora trovare. Viaggiare, scoprire, cercare, pensare che ogni luogo possa essere “casa”. E così, nel giro di una notte, mi ritrovo a percorrere i 1800km della Wild Atlantic Way in macchina, l’ennesima prima volta che non fa che anticiparne potenziali infinite.

Ho scoperto chi sono, cosa amo e come voglio essere, e adesso mi proietto verso un futuro di sfide, alla ricerca di orizzonti diversi e culture di cui innamorarmi.

Seguimi su:

Facebook Comments

This post is also available in: enInglese

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: