Ireland RoadTrip 2016

Cliffs of Moher & Burren

Ireland Roadtrip - Cliffs of Moher

Ogni viaggio va di certo programmato, ma la parte più bella è sempre quello che capita per caso. Incontri un tizio, parli con una donna, e tutto prende una piega diversa. Basta un semplice incontro e sei costretto a cambiare i tuoi piani, si perché non puoi fare a meno di andare a vedere con i tuoi occhi. La seconda parte del mio viaggio è stata proprio così. Io andavo in direzione delle Cliffs of Moher, una tappa imperdibile, e invece son finito per fare due deviazioni che meritavano tanto quanto le acclamate scogliere più famose d’Irlanda.

Dopo la prima, e alla fine l’unica, notte passata in macchina a cercare la giusta posizione invano, la penisola di Dingle mi ha accolto che ancora era l’alba. La strada prima costeggia l’oceano fino ad arrivare a Castlegregory, un piccolo villaggio ancora assonnato quando raggiungo per la prima volta la costa ovest, l’Oceano Atlantico. Da qui si continua salendo una valle piena di colori nonostante non sia ancora iniziata la primavera. La strada è fra le più strette che io abbia mai fatto, e per non farsi mancare nulla è costruita su una forte pendenza. Detto questo, aggiungi che si guida al contrario (pensando da italiano), ecco la sensazione che si prova, e la soddisfazione d’avercela fatta una volta giunti a destinazione.

Un’altra notte passata a Limerick, ospitato in Couchsurfing da un ragazzo spagnolo. Essere ospite a volte ti può mettere in imbarazzo, non con couchsurfing, non con Pablo. Con un italiano in casa, mi offre subito la sua cucina. Un po di pasta, un po di salsa, giusto il tempo di cottura ed è pronto. Lui ringrazia come se avessi fatto un piatto da ristorante, per me era semplice pasta con un po’ di sugo. Quello che io stavo imparando però era molto più che cucinare, era quasi un’arte, a volte un bisogno: era il piacere di ospitare, di condividere, di accogliere persone provenienti da tutto il mondo.

Cliffs of Moher

Cliffs of Moher

Riparto quindi verso le mitiche scogliere, le Cliffs of Moher. Un must per i viaggiatori in Irlanda. Lungo la strada che viene da sud, ovvero dalla città di Ennis, ti sembra che non arrivino mai. Percorri stradine di campagna che ti portano lungo la costa e oltrepassi diversi villaggi, tutti formati da casette bianche, pulite, ordinate. E tutt’intorno prati di un verde intenso a perdita d’occhio, e capisci subito perché è chiamata l’isola di smeraldo. Poi giungi sul crinale di una collina, anch’essa ovviamente verdissima, e ti chiedi se stai arrivando a destinazione. Non vedi nulla intorno a te che possa assomigliare ad una scogliera. Eppure arrivi al parcheggio del parco, lasci la macchina, entri al centro visitatori scolpito nella collina per non impattare sul paesaggio. Poi esci come da una grotta e il vento ti schiaffeggia subito, che quasi ti lascia imbambolato. Ed è in quel momento che avviene la magia, quando vedi le mitiche Cliffs of Moher, maestose, davanti a te. Ti rendi conto, finalmente, di quanto sono alte, di quanto sono ripide, di quanto sono spettacolari.

Cliffs of Moher

C’è solo una cosa che non ho capito. Tutte le persone che ci sono state prima di me, continuavano a dirmi che le stradine sono talmente strette che una macchina non ci passa. Continuavano a spiegarmi quanto si erano spaventate quando si son viste arrivare di fronte a loro un autobus. Una volta li, mi son reso conto che sì… le stradine sono strette, può passarci mediamente una macchina e mezza. Ma tutto questo è una storia molto comune nella terra da cui provengo, la Sicilia, quindi mi veniva un po’ da ridere ripensando al panico in cui si son trovati tutti i miei predecessori.

Ma più che delle già abbastanza famose Cliffs of Moher, vorrei raccontare di un’area dell’Irlanda scoperta grazie all’amico Pablo. A ragione, secondo lui, da archeologo non potevo andare alle Cliffs senza poi passare dal Burren. Un altopiano che si estende poco a est, sulla strada per Galway. Qui si trovano i resti di uno dei più famosi Dolmen scoperti in Irlanda. Io non ne avevo ancora mai visto uno dal vivo, e quindi non potevo dire di no. Anzi, ovviamente la risposta è stata l’ennesimo: “Why not?”.

Cliffs of Moher

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Burren

Qui mi son perso. Seguendo le indicazioni che avevo trovato su internet, sono finito ad uno degli ingressi per il Burren National Park. Ma guardandomi intorno non sembrava corrispondere allo scenario descritto dallo spagnolo. La mia fortuna, come sempre in vita mia, è venuta a soccorrermi. La dea bendata mi ha mandato una signora fieramente irlandese che passeggiava lì, nel bel mezzo della campagna, dove forse non arrivava nemmeno il segnale GPS.

Lei era nativa della zona, non ricordo il suo nome, ma parlava dolcemente ed era felice di descrivermi i campi in cui lei era cresciuta. Terre che lei conosceva benissimo sin da piccola e ripeteva sempre quante volte aveva scalato l’intera montagna di calcare che si ergeva davanti a noi (qui in foto). Dopo la promessa di venire in Sicilia a trovarmi, per provare la nostra cucina e riproporla ai nipoti, riprendo la strada.

Questa è stata la strada più bella che ho percorso, forse perché non sapevo davvero dove stavo andando, o forse perché semplicemente ero immerso nella natura rigogliosa. Nonostante sia un altopiano roccioso, la vegetazione spuntava da ogni anfratto, e colorava tutto con tonalità invernali. Quindi, dopo tante curve, un castello abbandonato, un blocco stradale per dei lavori in corso (nel bel mezzo del nulla), ecco che vedo in lontananza il famigerato Dolmen. Giunto lì, mi guardo intorno, a cercare una spiegazione per la location così particolare di quella tomba. Una distesa rocciosa infinita, fatta da calcare scavato dalla millenaria azione dell’acqua e dagli arbusti, dalla vegetazione che si fa strada fra le varie spaccature.

Burren – Dolmen

E quindi, di nuovo lungo la strada, stavolta in direzione Galway…

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